Peter Hall
Regno Unito
Premio Balzan 2005 per la storia sociale e culturale delle città dall’inizio del XVI secolo
Cerimonia di consegna dei Premi Balzan 2005
Berna, Palazzo federale, 11 novembre 2005

Signor Consigliere federale,
Membri della Fondazione Balzan,
Signore e Signori,


prima di tutto consentitemi un ricordo personale. Appena ricevuta la notizia, la mia reazione è stata di totale incredulità. Che cosa ci facevo in compagnia di personalità del calibro di Papa Giovanni XXIII o Madre Teresa, per non parlare di luminari del livello di Jean Piaget, Edward Shils, Ernst Gombrich o Carlo Maria Cipolla? Forse sono stato troppo occupato a scrivere per rendermi conto che i miei risultati potessero essere degni di nota. A mia moglie, che descrive se stessa come una divorziata dall’accademia, piace citare la risposta di un aristocratico inglese del XVIII secolo a Edward Gibbon, che aveva avuto la presunzione di presentargli i primi due volumi del suo Declino e Caduta dell’Impero Romano. Il Gran Duca non ne fu per niente lieto. “Un altro maledetto libro, spesso e pesante!" Sempre a scribacchiare, scribacchiare e scribacchiare! Eh, Mr. Gibbon!

Beh, io ho scribacchiato per quarant’anni, sprecando così un certo numero di foreste mondiali. Forse Mr. Gates ci aiuterà in futuro, annullando elettronicamente il peso del nostro output accademico. Ma, nel frattempo, vi aspetterete che io dica che cosa ho fatto per meritarmi questo premio così prestigioso – e come avrei intenzione di procedere con il mio lavoro.


Come tutti sanno, Sigmund Freud disse che aveva passato la vita a chiedersi “Che cosa vogliono le donne?” senza però mai scoprirlo. Io ho passato la mia vita accademica a chiedermi “Come funzionano le città?” e neppure io credo di aver decifrato, sino ad ora, il mio enigma. Ho scoperto che città di successo come Londra, Parigi e New York possono rimanere tali per un lasso di tempo molto lungo – circa 2.000 anni, nel caso di Londra e Parigi. Però ci riescono solamente grazie a un rinnovamento costante. O meglio, non si tratta delle città ma delle persone che ci vivono, e solamente in un contesto particolare che io definisco ambiente creativo o innovativo. Un secolo fa, il grande economista inglese Alfred Marshall attribuì questa qualità, che lui diceva essere “nell’aria”, a zone particolari delle città. Tentare di identificare la qualità di quell’aria è ciò che ancora oggi mi interessa.


Sono particolarmente interessato e voglio svolgere ulteriori ricerche su quelli che potrebbero essere definiti i movimenti dell’aria. Durante le mie ultime ricerche, portate avanti con colleghi di altri sette gruppi di ricerca europei, tra cui Zurigo, abbiamo seguito lo sviluppo di ciò che noi chiamiamo le mega-città-regioni policentriche, come questa parte settentrionale della Svizzera o il sud-est dell’Inghilterra. In queste regioni, la dinamica creativa di una città centrale come Zurigo o Londra sembra esplodere come una tempesta che distribuisce semi innovativi nelle zone circostanti – mentre attorno a Parigi, per esempio, questo non sembra avvenire.

Nel mio programma di ricerca voglio continuare a seguire questo fenomeno. Estenderò la mia competenza geografica dal sud-est dell’Inghilterra a tutto il Paese, nel tentativo di comprendere un problema che il governo britannico ha molto a cuore: perché nel nostro Paese il dinamismo economico è distribuito in modo così diseguale? Perché Londra e il sud-est dominano la nostra economia? Perché ci sono così pochi “punti di luce” nell’Inghilterra settentrionale, solo in alcune delle nostre grandi città del nord come Manchester e Leeds? La nostra unica speranza è quella di estendere il sud-est, così dinamico, anche alle zone centrali – o, in alternativa, tentare di espandere la creatività di quelle poche città settentrionali nei loro hinterland depressi a livello economico?


Voglio studiare tutto questo analizzando proprio il modo in cui la crescita economica si è sviluppata, località per località, attraverso il passaggio dalle economie di produzione manifatturiera e di gestione dei beni a quelle, oggi in espansione, di servizi ai produttori e ai consumatori. Tenterò di studiare più approfonditamente alcuni luoghi di successo, chiedendomi come sono stati spinti in un circolo virtuoso di crescita, in modo da poter ipotizzare quali e quante altre località potrebbero seguire la stessa strada.

Non vi prometto che alla fine riuscirò a svelare il mistero che mi ha tormentato negli ultimi quattro decenni. Ma forse, grazie a questo generoso premio, mi aiuterete ad avvicinarmi ulteriormente alla risposta. Grazie.

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