Mitteilung des Italienischen Staatspräsident - Italienisch (November 2010)

 
 
Saluto cordialmente i rappresentanti del Parlamento, del Governo, della Corte Costituzionale, dell’Accademia dei Lincei e a tutti i partecipanti a questa iniziativa, che siamo onorati di ospitare ancora una volta al Quirinale.
Desidero anche salutare insieme con i vincitori, ai quali ancora dedicherò qualche parola, i premiati di precedenti tornate che hanno voluto essere egualmente presenti.
Ringrazio il signor Casanova anzitutto per essersi fatto portatore di un messaggio della presidente della Confederazione Elvetica alla quale desidero a mia volta far pervenire, se me lo consentirà, tramite lui, un saluto amichevole.
Il signor Casanova rappresenta l’anima svizzera della fondazione Balzan e ha parlato molto umilmente del suo compito come un compito terra terra: in realtà ha il compito di preservare le fondamenta della fondazione Balzan, il che non può non considerarsi che un compito vitale.
Saluto l’Ambasciatore Bottai e il professor Veca che reggono due dei pilastri della fondazione Balzan e mi congratulo vivamente con i premiati; premiati che rappresentano discipline diverse del sapere e d'altronde l’idea stessa dei premi Balzan non conosce distinzioni e paratie stagne tra discipline scientifiche e discipline umanistiche. Abbiamo tra i premiati un rappresentante dell’Italia e un rappresentante della Germania, due grandi Paesi dell’Europa unita, e abbiamo un rappresentante di due importanti Paesi di altri continenti; una volta si sarebbe detto di lontani continenti ma ormai non c’è quasi più nulla di lontano in questo mondo così globalizzato e rapidamente percorribile.
Io sono qui ripeto ancora una volta per rendere omaggio alla distinzione culturale e alla generosità di Eugenio Balzan e di sua figlia, cui dobbiamo un lascito tale da alimentare per decenni una fondazione e dei premi così importanti e sono qui per testimoniare modestamente quello che sento profondamente come mio dovere, tra gli altri, che è quello di testimoniare l’impegno necessario, indispensabile, vitale dell’Italia per lo sviluppo della cultura e della ricerca. D'altronde consentitemi di dire solo questo nell’accomiatarmi: chi se non l’Italia dovrebbe considerare fondamentale questo impegno? È qualcosa che non possiamo mai dimenticare anche nei momenti più difficili o dinnanzi alle scelte più controverse. 

 

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