Reinhard Jahn
Germania
Premio Balzan 2016 per la neuroscienze molecolari e cellulari, compresi gli aspetti neurodegenerativi e di sviluppo
Cerimonia di Consegna dei Premi Balzan 2016
Roma, Palazzo del Quirinale, 17 novembre 2016
Discorso di ringraziamento
Signor Presidente,
Signori Membri della Fondazione Balzan,
Signore e Signori,

è un grande onore per me essere tra i destinatari del Premio Balzan. Quando scorro l’elenco di artisti, studiosi e scienziati famosi che hanno ricevuto questo Premio nel passato, mi sento davvero piccolo e mi domando se merito realmente un simile onore.
Nel mio campo di lavoro le scoperte davvero rivoluzionarie sono rare. Solitamente, inoltre, occorre un certo tempo per capire quando una scoperta scientifica ha davvero importanza fondamentale e va oltre l’area specialistica in cui stiamo lavorando. Ho avuto il privilegio di far parte di una rete di scienziati che hanno chiarito le basi molecolari della neurotrasmissione negli anni novanta del secolo scorso. Quello è stato un periodo davvero molto entusiasmante. Si sapeva come i neuroni scambiano segnali tra di loro e che cosa accade nei punti di contatto chiamati sinapsi, ma quando iniziai a dedicarmi a questo settore di studio non si conosceva neppure una delle molecole regolatrici di questi processi. Ricordo molto bene quando, insieme ai miei studenti, osservavo gli ultimi risultati che non comprendevamo e che portavano ad animate discussioni.
Non si deve dimenticare che nel mio campo la ricerca si conduce in équipe composte in gran parte da giovani scienziati (soprattutto studenti di dottorato) che svolgono materialmente gli esperimenti. Considero un grande privilegio il poter continuare a lavorare, alla mia età, con giovani colleghi e il poter trasmettere parte dell’entusiasmo che provo per questo tipo di ricerca. Ritengo che uno degli aspetti più significativi del Premio Balzan sia il fatto che parte della somma assegnata venga poi utilizzata per sostenere i giovani scienziati.

La scienza è internazionale ed è pertanto in grado di costruire ponti tra nazioni diverse. Ad esempio, nella mia équipe di ricerca ci sono scienziati provenienti da tutte le parti del mondo di dodici nazionalità diverse. Tra di essi c’è anche un’italiana la cui tesi è stata appena premiata con una medaglia della Max-Planck Society. Inoltre, uno dei miei più stretti collaboratori negli anni novanta era proprio un italiano – Pietro De Camilli – un grande scienziato che, nonostante i molti anni trascorsi negli Stati Uniti, non ha mai dimenticato le sue radici italiane.
La scienza esige libertà e democrazia. Senza uno scambio di idee aperto, senza la capacità di sfidare le “autorità” e le teorie esistenti, la scienza non può svilupparsi. Da quanto ho letto, questa è una posizione che Eugenio Balzan ha sempre sostenuto. Per molti anni fu direttore amministrativo di uno dei più grandi quotidiani del mondo, ma fu costretto a dimettersi e a lasciare il paese quando questi valori democratici furono abbattuti. Sono i valori legati al nome di Balzan e al Premio Balzan.
Continuerò a lavorare in questo campo e continuerò a farlo insieme ai giovani ricercatori e desidero ringraziare tutti voi per il grande onore tributatomi con l’assegnazione di questo Premio Balzan.
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