Dankesrede – Rom, 27.01.1983 (italienisch)

Italien

Massimo Pallottino

Balzan Preis 1982 für Altertumswissenschaften

Für seine vielfältigen wissenschaftlichen Studien auf dem Gebiet der Altertumswissenschaften, insbesondere durch die Ausgrabungen von Pyrgi, für seinen wichtigen Beitrag zur Auslegung der etruskischen Sprache und seine zu neuen Einsichten führenden Arbeiten über den Ursprung Roms und die Völker des vorrömischen Italien.

L’onore di aver ricevuto dalle Sue mani, Signor Presidente, gli attestati del Premio Balzan 1982 per le scienze dell’antichità sanziona e corona nel modo più eletto, e per me lusinghiero, un evento — quello appunto dell’assegnazione del Premio — che di là da ogni aspettazione e da ogni merito viene ad imprimere un felice segno nella mia vita di studioso.
É per ciò che io desidero esprimerLe subito, con il mio omaggio, la mia più viva gratitudine.
Alla Fondazione Balzan, di cui Ella è alto patrono, e ai suoi organi rivolgo un saluto riconoscente, pieno di ammirazione e fervidamente augurale per quanto essa opera a favore della cultura. Mi sento oggi in qualche modo entrato a far parte di questa grande e nobile famiglia, e ne sono orgoglioso.
Ma in particolar modo i miei ringraziamenti vanno agli eminenti studiosi di varie nazioni che fanno parte del Comitato Generale Premi e che, con voto unanime, mi hanno prescelto per il conferimento del Premio per le scienze dell’antichità.
Il loro giudizio non soltanto è stato una prova di stima nei miei riguardi, che mi confonde, mi commuove e — come è comprensibile — mi riempie di gioia; ma rappresenta anche un riconoscimento dei valori della scienza italiana in questo campo di studi, indicato, per così dire simbolicamente, nell’apprezzamento alla mia persona, e che perciò trascende la mia persona, estendendosi all’opera benemerita passata e presente di tanti colleghi impegnati nello stesso lavoro e con la stessa passione.
Vorrei soffermarmi brevemente sull’argomento che mi sembra degno del momento solenne. L’Italia, cui non sono mai mancati — né mancano oggi — fervidissimi ingegni indagatori e creativi, si trova purtroppo non di rado in condizioni di obiettiva inferiorità specialmente nel campo delle ricerche fisiche e biologiche rispetto ad altre nazioni europee e agli Stati Uniti d’America per scarsità di mezzi e di organizzazione. Occorre viceversa affermare senza esitazione che c’è una sfera d’interessi scientifici nella quale l’Italia non è seconda a nessuno, ed anzi ha conservato e riacquistato un primato: mi riferisco agli studi storici, archeologici e filologici.
La ricostruzione delle civiltà del mondo antico vanta nel nostro secolo figure di studiosi italiani che hanno dominato con fama incontrastata le diverse discipline afferenti: storici come Gaetano De Sanctis, storici del diritto come Pietro De Francisci, filologi come Giorgio Pasquali, linguisti come Giacomo Devoto, archeologi come Ranuccio Bianchi Bandinelli. Si tratta di grandi specialisti; ma è un fatto singolare, eppur certo, che a ciascuno di loro — a differenza di gran parte dei loro colleghi non italiani — non mancò un’apertura, o una volontà di apertura, verso discipline affini, e quasi un presagio, se non addirittura un maturato convincimento, della sostanziale unità di metodi e di fini delle cosiddette scienze dell’antichità. Questa propensione si avverte in maniera sempre più spiccata tra gli studiosi viventi e specialmente tra i più giovani, fino a sfiorare o a investire la natura stessa delle istituzioni (si sta per creare a Roma un dipartimento universitario di scienze dell’antichità). Ciò che tutto riassume è naturalmente la storia. Chi vi parla, già qualificato come archeologo, si sente oggi soprattutto uno storico: storico di quel primitivo mondo italico i cui eventi non si iscrivono soltanto negli annali, ma s’intravvedono riaffioranti dai resti archeologici, dai monumenti figurati, dallo studio delle lingue.
Le scienze dell’antichità tentano di riproporci un’immagine integrale dell’uomo dalle sue origini. Offrire alla società moderna strumenti adeguati per questa conoscenza significa aiutarla a comprendere, con le sue basi, la sua stessa essenza. Un gravissimo errore, non infrequente ai nostri giorni, è perciò quello di relegare questi studi tra i lussi superflui. Il fatto di trovarci qui riuniti oggi, di fronte alla più alta Autorità dello Stato italiano, per la magnificenza e la lungimiranza della Fondazione Balzan, in questa antica sede di scienza, dimostrando che non sono ancora spenti l’interesse e il favore per gli studi umanistici, rappresenta, nel mondo attuale cosi travagliato anche intellettualmente, un momento di auspicio e di speranza.


Verleihung der Balzan Preise 1982
Rom, Accademia Nazionale dei Lincei – 27. Januar 1983

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