Discorso di ringraziamento – Berna, 18.11.1997

USA

Charles Coulston Gillispie

Premio Balzan 1997 per la storia e la filosofia delle scienze

Per il contributo eccezionale dato alla storia e alla filosofia delle scienze, grazie ai suoi lavori intellettualmente vigorosi e precisi e alla pubblicazione di uno straordinario strumento di lavoro.

Cerimonia di Consegna dei Premi Balzan 1997
Berna, Palazzo federale, 18 novembre 1997

Vedere il mio nome legato al ricordo di Eugenio Balzan è per me un onore difficilmente concepibile.
Quando ho saputo di aver vinto questo premio, ho provato un misto di riconoscenza, orgoglio e umiltà, per essere entrato a far parte di questa cerchia di personaggi illustri. Non è per falsa modestia che dichiaro che, se richiesto di un parere su un premio nel campo della storia e della filosofia delle scienze, mi verrebbero in mente i nomi di tanti miei colleghi il cui lavoro mi sembra, soprattutto oggi, più importante ed originale del mio.

Altre considerazioni aumentano poi la mia confusione. Nell’elenco dei vincitori del premio due nomi mi colpiscono in modo particolare. Uno è quello di Samuel Eliot Morison, che ammiravo molto quando ero studente ad Harvard e che, quando frequentava il suo corso sulla rivoluzione americana, mi diede – con ragione – il voto più basso che io abbia mai preso presso quella università. L’altro è il nome di Otto Neugebauer, studioso di matematica e di filologia classica, la cui erudizione nella storia della scienza non ha mai avuto eguali. Sebbene non vi sono altri paragoni possibili, anch’io, come loro, sono uno storico e non un filosofo.

Ed è questo che mi rassicura nell’accettare il premio. La mia conoscenza della filosofia della scienza, infatti, non è assolutamente analitica, in senso moderno. Da Platone al XX secolo, la filosofia ha contribuito storicamente allo sviluppo e alla critica della conoscenza scientifica. E’ questo l’aspetto che ho cercato di comprendere, emulando in parte colui che molti di noi storici consideriamo come il nostro maestro: Alexandre Koyré. Oggi, in effetti, ci sono studiosi che praticano un’interazione dell’analisi filosofica e storica della scienza. Il mio collega e scomparso amico Thomas Kuhn è stato uno dei capofila di questo approccio.

Ciò nondimeno, questi due modi di analizzare la scienza non sono simili, anzi, si tratta di sub-discipline rispettive della storia e della filosofia. La filosofia della scienza ha un nobile e lungo lignaggio, da Mach, Duhem, Peirce e Mill ad Auguste Comte e Kant, fino a Leibniz. Ha poi assunto una connotazione moderna all’inizio di questo secolo col positivismo logico del circolo di Vienna. Per secoli, i filosofi hanno usato la scienza come un serbatoio di esempi storicamente non accertati, con cui consolidavano le loro tesi epistemologiche. Il passato ha suscitato anche l’interesse di alcuni scienziati i quali,per lo più in età avanzata, hanno scritto la storia della propria disciplina spesso limitandosi a riportare dati di seconda mano. Questi lavori non sono poi così deplorevoli, ma certamente non si tratta di opere di storia.

Gli storici si pongono problemi diversi. Non si limitano a chiedersi che cosa sia la logica o un sistema in campo scientifico, né quale ne sia stato, e sia tuttora, il significato per gli scienziati. Sono elementi che gli storici devono conoscere, ma lo scopo delle loro ricerche è l’evoluzione della scienza nel tempo e secondo le circostanze, e l’impatto di queste mutazioni sulla civiltà e sulla società in genere. La storia della scienza vera e propria è un settore relativamente giovane del panorama accademico. E’ divenuta una materia di per sé, oggetto di studio per chi ne ha fatto il proprio scopo principale, e la definizione della propria identità professionale, solo per la generazione alla quale ho il privilegio di appartenere.

Fu certamente l’esperienza della seconda guerra mondiale a dimostrare l’importanza dello studio del ruolo della scienza in quanto fattore e motore della storia. Accadde così che negli Stati Uniti come in Europa, una decina di giovani con una formazione scientifica precisa girassero le spalle alla scienza, per interessarsi alla sua storia. Iniziammo quasi tutti in modo del tutto autonomo, senza una direzione ufficiale: ma venimmo a conoscerci l’un l’altro in breve tempo, e a collaborare allo sviluppo del nostro soggetto di studio. Il mondo accademico fu ricettivo, a tal punto che negli anni ‘70 si ebbe modo di organizzare, grazie alla cooperazione di più di un migliaio di scienziati e di storici di tutto il mondo, la preparazione di un lavoro al quale così amabilmente si allude nella motivazione del premio.

È molto gratificante aver partecipato a un progetto accademico come questo. Non meno lusinghiera è stata l’ospitalità offerta ai miei sforzi dall’Università di Princeton, che ha reso possibile la mia carriera, nonché quella dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, dove ho ugualmente insegnato. In entrambi i luoghi, lo stimolo rappresentato da ottimi studenti ha dato il via a ricerche che senza di loro non sarebbero mai iniziate, e ha permesso di sviluppare pensieri altrimenti destinati a rimanere puri soliloqui.

Non penso sia presuntuoso da parte mia accettare il Premio Balzan con profonda riconoscenza, come un segno di apprezzamento per il lavoro svolto dai colleghi e dagli studenti che insieme hanno contribuito all’affermarsi di un autentico approccio storico dell’impresa scientifica. Infine, la gioia più grande è per me la presenza della mia cara moglie. La sua partecipazione esalta e rende più umano tutto ciò di cui mi occupo.

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