Discorso di ringraziamento – Roma, 19.11.1996

sede: Svizzera

Comitato Internazionale Croce Rossa

Premio Balzan 1996 per l'umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli

Per l’attività finora svolta e da svolgersi negli ospedali di Wazir Akbar Khan e Karte Seh, a Kabul, in Afghanistan, per la riabilitazione fisica e per i programmi di rieducazione delle vittime di guerra e in particolare delle mine terrestri anti-uomo.

Discorso di ringraziamento di Cornelio Sommaruga
Presidente CICR

È con profonda commozione e grande riconoscenza che ricevo oggi il Premio Balzan 1996 per l’umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli. Questo Premio, che la Fondazione Balzan ha scelto di assegnare quest’anno al Comitato internazionale della Croce Rossa, per la sua azione a favore delle vittime delle mine antiuomo in Afghanistan, è senz’altro un onore per l’istituzione che presiedo, ma è anche una chiara espressione di solidarietà con le migliaia di uomini, donne e bambini che un giorno hanno visto la loro vita improvvisamente distrutta dall’esplosione di una mina. È quindi a nome di tutte queste vittime che lo ricevo ed è a loro che con voi lo dedico. Quale semplice depositario di questo Premio, posso assicurarvi che esso sarà interamente consacrato ad alleviare le loro sofferenze.
Il sanguinoso conflitto al quale abbiamo dovuto far fronte in Afghanistan, e le sue ripercussioni sulle popolazioni civili così duramente colpite, hanno posto il Comitato internazionale della Croce Rossa dinanzi al dramma generato dall’uso massiccio ed indiscriminato delle mine antiuomo da parte dei belligeranti. Queste armi sono diventate una calamità e per liberarsene saranno ormai necessari un impegno umanitario continuo ed operazioni di sminamento molto costose e rischiose per parecchi decenni. E purtroppo l’Afghanistan non è – come ben sappiamo – un caso isolato. La Cambogia, l’Angola, il Mozambico, l’Etiopia, l’Eritrea, il Ruanda e la Bosnia sono altrettanti paesi infestati dalle mine il cui numero viene oggi calcolato a 119 milioni, disseminate in 71 paesi. In Afghanistan, come altrove, queste mine hanno trasformato vaste regioni in terre proibite e sterili, in luoghi di sofferenza per intere popolazioni civili che, per sopravvivere, spesso non hanno altra scelta che sfidare la morte perfidamente in agguato ad ogni passo. Migliaia di donne e bambini che cercavano di sfuggire ai combattimenti o di procurarsi da vivere sono stati così atrocemente mutilati. Le lesioni riportate sono talmente gravi ed estese che l’amputazione delle membra dilaniate ed incancrenite è la sola terapia possibile. Così, la maggior parte di coloro che sono stati feriti dalle mine porteranno sul corpo il marchio atroce del loro dramma. I nostri medici, i nostri infermieri ed i nostri ortopedici lavorano instancabilmente per alleviare un po’ queste sofferenze e perché le vittime possano riprendere i gesti elementari della vita quotidiana e così facendo, ritrovare la speranza. Si tratta di un lavoro lungo ed impegnativo. Infatti, l’arto artificiale di un bambino deve essere sostituito ogni sei mesi, quello di un adulto ogni tre o cinque anni. Un ragazzo di 10 anni che ha subito un’amputazione avrà perciò bisogno di 25 protesi nel corso della sua vita. Ma la maggior parte delle vittime vive in paesi economicamente poveri che non possono sostenere questo tipo di cure. Per questo il Comitato internazionale della Croce Rossa provvede a preparare nei suoi centri ortopedici degli specialisti reclutati sul posto che potranno portare avanti l’azione intrapresa. Il Premio Balzan rappresenta quindi un generoso contributo a sostegno di quest’azione.Grazie infinite.
Tuttavia, ricevere questo Premio è per me importante anche per un’altra ragione. Infatti, se la missione del Comitato internazionale della Croce Rossa consiste nell’alleviare le sofferenze delle vittime della guerra, essa mira anche a prevenirne le cause. La notorietà del Premio Balzan e la sua risonanza nel mondo non potranno che rafforzare la battaglia che conduciamo senza sosta da anni per giungere ad un divieto totale della produzione, dell’esportazione e dell’uso delle mine antiuomo. Qualche passo avanti in questo senso è già stato fatto: cinquanta Stati si sono dichiarati favorevoli al divieto; una ventina hanno preso unilateralmente la decisione di rinunciare alla produzione ed all’uso di queste armi ed alcuni di loro hanno cominciato a distruggere le riserve di mine antiuomo, accumulate durante la guerra fredda. Viene intanto – su iniziativa canadese – elaborata una Convenzione internazionale sul divieto totale, che sarà pronta per la firma a dicembre 1997.
Ma siamo perfettamente consapevoli che, per progredire sul cammino dell’umanità, bisogna fare incessantemente appello alle coscienze. E’ necessario che ognuno si renda conto che l’uso delle mine antiuomo, con i loro effetti indiscriminati che durano a lungo, anche parecchio tempo dopo la fine delle ostilità, è un crimine intollerabile contro la vita. Fino a quando la nostra civiltà potrà tollerare che delle donne e dei bambini indifesi vengano sacrificati per sempre in nome di pretesi interessi strategici o politici, i quali altro non sono che l’espressione di una follia cieca ed assassina? In virtù del mandato conferitogli di proteggere ed assistere le vittime di guerra, il Comitato internazionale della Croce Rossa si sente chiamato a lottare con tutte le sue forze contro questa barbarie. Oggi, grazie all’appoggio che gli viene dimostrato pubblicamente e solennemente, la Fondazione Balzan dà un contributo determinante al riconoscimento di tale mandato.
Ma per tutti coloro che ho appena ricordato e che soffrono in silenzio, oggi la Fondazione Balzan è anche fonte di luce e di speranza. A loro nome e poiché mi è data l’occasione di farlo, vorrei reiterare qui il mio appello affinché tutti gli Stati e coloro che li governano non dimentichino le loro responsabilità umanitarie fondamentali e s’impegnino ad adottare i provvedimenti urgenti necessari per porre fine a questo dramma. Vi ringrazio per aver deciso di aiutare il Comitato internazionale della Croce Rossa in questa pacifica lotta, che è ormai diventato obiettivo comune.

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