Comunità di Sant'Egidio - DREAM

Premio Balzan 2004 per l'umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli

Roma, 18 Novembre 2004

Signor Presidente della Repubblica,
Signor Presidente del Consiglio della Fondazione “Premio”,
Signori membri dei Consigli e del Comitato generale,
Signor Presidente dell’Accademia dei Lincei,
signore e signori,
cari amici,

è un onore per la Comunità di Sant’Egidio ricevere questo Premio: umanità, pace e fratellanza. Ci inserisce in un’illustre galleria di premiati (Madre Teresa di Calcutta, la Croce Rossa Internazionale, Abdul Sattar Edhi e altri), dove però giganteggia la figura di Giovanni XXIII, che lo ricevette quarantuno anni fa. Allora Papa Giovanni così qualificò la sua azione: “contribuer à former des hommes de paix, des hommes qui aient des pensées, des coeurs et des mains pacifiques”. Noi siamo stati formati dal sogno di quel vecchio papa: come uomini di pace, con pensieri, cuori e mani pacifiche. E’ un sogno antico, che non appassisce, ma si trasmette e si rinnova di generazione in generazione sul terreno della fede. E’ quel terreno su cui Sant’Egidio è germinata nel 1968 ed ha trovato la sua prima sede (e conseguentemente il suo nome) a poche centinaia di metri da qui, nell’antico rione romano di Trastevere. Sant’Egidio è cresciuta a Roma e in Italia, realtà che hanno nei loro cromosomi un vivere sulle dimensioni del mondo, non appagate dei confini imposti e dei limiti dei propri problemi, ma desiderose di giocarsi nell’incontro con altri mondi.

Sì, viene premiato un sogno: nato tra i più vecchi di noi sui banchi di un liceo, di fronte a questa Accademia, proprio dall’altra parte del Tevere: sogno che ci portò giovani nella periferia povera di Roma. Quel sogno che ci fa essere presenti in una settantina di paesi, in buona parte del Sud del mondo e in Africa. Un sogno di umanità, di pace e di fratellanza. Quella pace per cui abbiamo operato in vari paesi del mondo, tra cui il Mozambico. Ma anche quella pace che, senza umanità e fratellanza, non ha futuro. La Fondazione Balzan, premiando Sant’Egidio, ha menzionato Dream, il programma per la cura dell’AIDS in Africa.

Quanti anni sono stati rubati agli africani da quella terribile pandemia! Secondo le previsioni la speranza di vita alla nascita sarebbe stata nel 2010 di 61,4 anni; ma – a causa dell’AIDS – sarà di 47,1 anni. La cura dell’AIDS fa vivere e comunica speranza. Mi ha detto un’ammalata in cura presso un nostro centro: “So cosa vuol dire resurrezione. Ero nella tomba con mio figlio ed aspettavo che fosse chiusa, ma ora vivo”. Il programma porta il nome di Dream: il sogno continua ed è partecipato da tanti. Richiede mezzi ingenti, perché ogni ammalato in cura va assistito per l’esistenza allo stato attuale della scienza. Oggi i malati in assistenza sono 10.000 in Africa, 4.000 in terapia ma in rapida crescita, 40.000 testati. Sta poi per nascere, tra pochi giorni, da madre sieropositiva, il millesimo bambino sano. Diceva una mamma indicandomi suo figlio: “Che gioia! Non solo non ho perso il mio bambino, guardate come è grasso e sano”.

Vogliamo che questa cura abbia un livello di eccellenza, perché ci sembra inaccettabile il gap tra malati africani e europei. Vogliamo impedire il mostruoso paradosso di una cura disponibile, ma non accessibile agli africani. Perché la resurrezione dei malati di AIDS sia anche un messaggio di speranza al continente: per la resurrezione dell’Africa. Tale resurrezione la percepiamo in centinaia di malati in assistenza che si fanno collaboratori del programma. La terapia contagia speranza: rinvigorisce la famiglia, ridà dignità alla donna libera dallo stigma della vergogna, è lotta contro la povertà, contro la crisi dei servizi (si pensi che in Mozambico muoiono 400 insegnanti l’anno). Salvando un uomo, si ridà vigore alla società.

Dream unisce Europa ed Africa, un compito da Lei autorevolmente indicato, Signor Presidente, nei suoi discorsi di costante attenzione all’Africa: “Abbiamo di fronte a noi un compito epocale: collegare saldamente e durevolmente il futuro dell’Africa all’Europa” – ha detto. Questa coscienza stenta però a divenire cultura dell’agire politico. Ma di tale realtà bisogna farsi carico. Insegnava il grande maestro ebraico Hillel: “Se ti trovi nella circostanza in cui non ci sono uomini, sforzati di essere uomo”. Cerchiamo di avere pensieri, cuori e mani pacifiche. Sono grato alla Fondazione Balzan per l’appoggio morale e materiale che dà alla nostra opera. La somma del Premio sarà devoluta all’attivazione della terapia dell’AIDS in Guinea Conakry. E’ un Premio che riceviamo qui a nome delle decine di migliaia di persone di Sant’Egidio in ogni parte del mondo, a nome dei quali ho avuto l’onore di prendere la parola.

Alla fine vorrei esprimere il loro sentire. In questa nostra vita, che oggi ha un giorno felice, ci sono pure giorni difficili; ma abbiamo sperimentato sempre una grande felicità, secondo quel detto così vero, umano e divino, del nostro Maestro: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

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