Discorso di ringraziamento – Roma 15.11.2000

Finlandia

Ilkka Hanski

Premio Balzan 2000 per le scienze ecologiche

Per i suoi contributi fondamentali all'ecologia delle popolazioni e delle comunità. Il suo lavoro consente di comprendere come le popolazioni riescano a sopravvivere in natura e come la politica di conservazione delle specie in via di estinzione debba essere condotta e portata a termine.

Cerimonia di Consegna dei Premi Balzan 2000
Roma, Accademia dei Lincei, 15 novembre 2000

Signor Presidente,
Membri della Fondazione Balzan,
Signore e Signori,


Nel ricevere oggi il Premio Balzan per le Scienze Ecologiche, ho il piacevolissimo compito e il difficilissimo onore di rappresentare qui la grande comunità degli ecologi. Con questo prestigioso premio, mi sento come la più piccola di una serie di matrioske, circondato da molteplici strati di scienza e di scienziati. Vorrei descrivervi oggi brevemente alcune delle matrioske più grandi. Prima di farlo, tuttavia, lasciatemi esprimere il mio apprezzamento e il mio encomio per due recenti scelte che la Fondazione Internazionale Balzan ha fatto, assegnando questo premio nell’area della biologia: per la biodiversità nel 1998 e per le scienze ecologiche oggi.

Benché un ecologo possa difficilmente sembrare imparziale in questa materia, io penso che tutti noi siamo d’accordo che i più generali obiettivi della Fondazione – promuovere la cultura e la scienza e la pace tra i popoli – siano difficilmente raggiungibili, a lungo termine, se la razza umana non trova un’armonia con le altre creature, con le quali condivide non solo una comune origine ancestrale, ma anche questo pianeta.
Una delle matrioske all’interno delle quali mi trovo è un approccio relativamente nuovo nell’ecologia delle popolazioni, la cosiddetta ecologia degli spazi, che, con numerosi altri, ho perseguito durante gli ultimi 20 anni. L’ecologia degli spazi è basata sul concetto generale che la collocazione spaziale degli individui nel loro habitat e la conseguente struttura spaziale delle popolazioni possano avere delle profonde conseguenze sia sulla dinamica delle popolazioni, sia in generale sulla biologia delle specie, così come gli altri processi ecologici più familiari, ad esempio i tassi di natalità e di mortalità, o la competizione e la predazione. Sir Robert May, Premio Balzan 1998, fu giustamente premiato per i suoi eccezionali contributi alla ricerca di modelli universali nel campo della biodiversità. Molti di questi modelli sono grandemente influenzati dalla struttura spaziale dell’ambiente e delle popolazioni. Per fare un esempio, la straordinaria diversità fra le specie degli insetti, stimata a circa 4 milioni, può dipendere moltissimo dalla struttura spaziale eterogenea su piccola scala delle loro popolazioni, da cui ci si attende che faciliti la coesistenza delle specie. Con particolari creature come gli scarabei stercorari e le mosche della carne come miei assistenti, ho cercato di delineare e testare dei modelli per verificare il ruolo della struttura spaziale nell’ecologia della popolazione e delle comunità.

Negli ultimi 10 anni, le mie ricerche si sono soprattutto concentrate sull’ecologia delle metapopolazioni, che costituisce un tipo particolare di ecologia degli spazi. Negli anni settanta, la teoria dinamica della biogeografia dell’isola, formulata da Robert McArthur e Edward Wilson, emerse come un faro luminoso per guidare la ricerca di centinaia di ecologi della popolazione e delle comunità in tutto il mondo e per fornire un quadro concettuale estremamente necessario alla biologia della conservazione. Questa teoria era stata formulata, in origine, per comprendere i modelli biogeografici nelle isole e negli arcipelaghi, ma fu ben presto applicata alle situazioni di terraferma simili a isole, come le riserve naturali nelle regioni antropizzate. Un segno dell’enorme velocità del cambiamento ambientale contemporaneo è che questa relativamente nuova visione, l’ecologia delle metapopolazioni, sta sostituendo la teoria biogeografica dell’isola nella conservazione. Con questo cambiamento nelle teorie, l’enfasi si è spostata verso scale spaziali più piccole, verso paesaggi comuni frammentati. Invece di porci delle domande su particolari frammenti di paesaggi, ora noi ci interroghiamo sulle proprietà di intere reti di segmenti di habitat e su come queste proprietà influenzeranno l’abilità delle specie nel sopravvivere, nel mantenere la diversità genetica, e la loro capacità di evolvere in un ambiente in continua modificazione. Per evitare qualsiasi equivoco, bisogna dire che questo cambio nelle teorie non comporta in nessun modo una riduzione di valore delle grandi riserve per la conservazione. Paradossalmente è vero il contrario. È tuttavia naturale per gli ecologi cominciare ad interessarsi alla frammentazione delle popolazioni nel nostro mondo sempre più frammentato. 
Tra gli ecologi delle popolazioni vi sono teorici puri e devoti empiristi. Personalmente sono stato attratto da entrambi i campi, e sono rimasto, alla fine, nel mezzo. I fenomeni ecologici sono complessi. Essi richiedono un’efficace combinazione di teoria e ricerca empirica, ma rendono anche difficile raggiungere questa combinazione. Ho avuto la grande fortuna di lavorare insieme a ricercatori con attitudini diverse e credo che grazie a queste collaborazioni siamo stati capaci di realizzare alcuni dei nostri migliori contributi scientifici.

Sono particolarmente commosso per aver ricevuto questo riconoscimento pur essendo un cittadino di un piccolo paese ed ancora nel mezzo della mia carriera. Voglio trovare una spiegazione a questo nel fatto che la Fondazione Balzan ha riconosciuto con questo premio l’importanza dell’ecologia in Finlandia ed in molti altri piccoli Paesi. In effetti, l’ecologia è un campo della scienza nel quale contributi importanti, di tutti i generi, sono venuti da ricercatori lontani dai grandi centri delle scoperte scientifiche. Accetto dunque questo premio, come una sfida a me stesso ed agli altri ecologi, della Finlandia e di altri piccoli paesi, a continuare il nostro lavoro con l’obiettivo di dare dei contributi realmente significativi alla nostra scienza.
La matrioska più grande della mia serie è il cambiamento di posizione nel quale noi stessi ecologi ci troviamo. Gli ambienti naturali sono stati distrutti e spezzettati in tutto il mondo a un ritmo impressionante. Il cambiamento climatico indotto dall’uomo comincia ad apparire sempre più grande. Noi umani possiamo fare l’esperienza della globalizzazione e di un mondo in espansione; ma per molte altre specie sulla terra il mondo si restringe rapidamente. La frammentazione degli habitat, combinata con il cambiamento del clima, pone una gigantesca minaccia alle specie. Che ci piaccia o no, la missione dell’ecologia sarà sempre più legata alle preoccupazioni, del tutto giustificate, sulla situazione del nostro ambiente e sul futuro della biodiversità.

Come scienziati, noi manteniamo e aumentiamo il livello della nostra opera, ivi compresa la necessità di valutare i fatti nel modo più obiettivo possibile, ma nello stesso tempo non possiamo sottrarci alla responsabilità di annunciare con franchezza le prevedibili conseguenze del corso attuale dell’espansione umana.
Sono profondamente grato per questo magnifico riconoscimento che oggi ho ricevuto. Assegnando questo premio alle scienze ecologiche, la Fondazione Balzan ha grandemente aumentato la generale considerazione nei confronti dell’ecologia.

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