Francia

Jacques Aumont

Premio Balzan 2019 per la filmologia

Per essere stato fondatore della “filmologia” come disciplina scientifica e universitaria. Per il suo contributo alla definizione del concetto di estetica del cinema e di figurazione filmica. Per il suo apporto all’interpretazione del linguaggio cinematografico e della sua storia.

Jacques Aumont (1942) è uno dei fondatori, riconosciuto a livello mondiale, della filmologia come disciplina. Le sue ricerche hanno mirato alla definizione dell’estetica filmica in rapporto alle arti figurative e potrebbero essere riassunte da una frase che compare come sottotitolo in uno dei suoi libri recenti: “come il cinema è divenuto la più singolare delle arti”. Un percorso storico, disseminato di studi fondamentali che vanno dal cinema di Sergej Ejzenstejn a quello di Jean-Luc Godard, è stato accompagnato da un approccio teorico innovativo. Nella visione di Aumont, il cinema è un’“arte figurativa”, concetto che implica l’interrogarsi sulla specificità della forma cinematografica e sul suo rapporto con il tempo, lo spazio e il mondo. Dopo avere cercato nella storia della pittura le fonti della potenza dell’immagine propria del film, Aumont ha contribuito alla definizione di questa potenza, dando senso e credito alla metafora di “un pensiero specificamente cinematografico”. In che modo e a che cosa “pensano” i film? Come funziona la finzione cinematografica in rapporto alle altre forme della finzione? Qual è il rapporto tra piacere e sfida interpretativa generato dallo spettacolo cinematografico? Tutti questi problemi sono stati dibattuti da Aumont in numerose opere che hanno fatto epoca e che sono state tradotte in moltissime lingue.

Deve essere parimenti ricordata la qualità della scrittura di Jacques Aumont, che riesce nel raro intento di coniugare rigore scientifico e maestria letteraria. Questo connubio è evidente, in particolar modo, nei libri che egli ha dedicato a registi cardine del Ventesimo secolo: Carl Theodor Dreyer (1993), Jean-Luc Godard (1999), Ingmar Bergman (2003), Carmelo Bene (2010).

Alle pubblicazioni scientifiche e all’attività didattica, Aumont ha affiancato il ruolo di critico, in riviste come Trafic o art press, ma pure, per molti anni, la partecipazione al comitato di redazione delle riviste Cinémathèque e Cinéma, il cui obiettivo era quello di coniugare storia, estetica e critica. Va menzionata altresì la sua direzione del Collège d’Histoire de l’Art cinématographique, in seno alla Cinémathèque française, con l’organizzazione di numerosi cicli di conferenze, assai ricche e di grande qualità, quasi tutte in seguito pubblicate, oppure l’organizzazione dell’ormai leggendario simposio di Cerisy-la-Salle del 1985, intitolato Nouvelles approches de l’histoire du cinéma.

Aumont è conosciuto, letto e tradotto in numerosissimi paesi, dal Brasile alla Corea, passando per la Gran Bretagna, la Spagna, l’Italia, il Portogallo, il Libano, e molti altri. Egli deve certamente la sua immagine di fondatore della filmologia alle circostanze che lo hanno reso partecipe della creazione di quella disciplina, nonché alla sua indubbia generosità pedagogica.

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