Discorso di ringraziamento – Roma, 19.11.1986

Francia

Jean Rivero

Premio Balzan 1986 per i diritti fondamentali della persona

Giurista di fama internazionale, ha consacrato numerose opere alla ricerca degli elementi fondamentali di un sistema giuridico che tuteli la persona, considerando tutte le diverse costituzioni nazionali, la loro evoluzione storica e le disposizioni delle convenzioni internazionali. È l’autore di una teoria generale che lega i diritti dell’uomo alle libertà pubbliche aprendo la strada a reali garanzie giurisdizionali nazionali e internazionali.

Signor Presidente della Repubblica,
Eccellenza,
Signori Presidenti e membri della Fondazione Balzan,
Signore e Signori,

Nessun ringraziamento, anche se Ve lo rivolgo con tutto il cuore, potrebbe essere adeguato all’onore che oggi mi spetta per merito della Fondazione Balzan.
Ciò che costituisce ai miei occhi il valore eccezionale di un tale onore è innanzi tutto l’autorità intellettuale e morale che si sono guadagnati, nei vari rami del sapere umano o con l’azione, coloro che me lo hanno conferito; sono peraltro certo che mi consentirete di rivolgere un’espressione di particolare riconoscenza a quelli che hanno preso l’iniziativa di richiamare la Vostra attenzione sul mio nome, nonché alle università ed organizzazioni che hanno voluto sostenere questa iniziativa.
Tuttavia, il valore dell’alta ricompensa che mi viene assegnata dipende anche dalla disciplina per la quale, tra tante altre che ne erano altrettanto degne, avete voluto scegliere i miei lavori: lo studio dei diritti fondamentali e della libertà della persona. A mio parere, da Voi condiviso, non esiste al mondo causa più elevata di quella dei diritti dell’uomo. Su di essa convergono tutte le grandi religioni, tutte le dottrine che dicono di essere al servizio di una società umana.
Nessuna merita più di questa che le si dedichi la parte migliore di se stessi.
Di qui il mio scrupolo: per una simile causa non si è fatto mai abbastanza. Anche se per anni si è tentato di chiarire, di difendere, di insegnare i diritti dell’uomo, non ci si può, in tutta coscienza, ritenere soddisfatti di sé in un’epoca in cui, ovunque nel mondo, diritti e libertà vengono quotidianamente traditi dalla violenza, dalla miseria, dalla fame e da ogni genere di oppressioni, in cui troppo spesso, nella vita internazionale, il loro rispetto non è altro che un mercanteggiamento che mette sullo stesso piano i valori sacri rappresentati da tali diritti ed interessi economici, in cui il loro stesso concetto non è, per alcuni, che una specie di slogan che si diluisce nel discorso. Così vedo, nel premio che mi conferite non tanto la consacrazione di un’opera compiuta, quanto uno stimolo a fare, se mi è possibile, di più e meglio.
Ciò che allevia il mio scrupolo è la gioia che questo onore reca a coloro che mi sono cari, e sono sicuro che non me ne vorrete se oso citare una frase che il Generale de Gaulle utilizzò un giorno per sua moglie, e associare così alla riconoscenza che debbo a Voi quella senza la quale ciò che chiamate la mia opera non si sarebbe resa possibile.
Ma ciò che soprattutto attenua il mio scrupolo è il fatto che assegnandomi questo premio avete onorato, attraverso la mia persona, sia un professore che un francese.
Un professore: lungi da me l’illusione di mettere sullo stesso piano coloro che si accontentano di insegnare tranquillamente i diritti dell’uomo in una facoltà universitaria e coloro che, sul posto, si sono fatti poveri fra i poveri, oppressi tra gli oppressi, per aiutarli a ritrovare una condizione degna della loro qualità di uomini. I veri servitori dei diritti dell’uomo sono loro e per me sarà già molto poter d’ora in poi recare loro, grazie a Voi, un aiuto materiale sensibilmente accresciuto. Nondimeno, io ritengo che il professore al servizio dei diritti dell’uomo non sia inutile. Egli è come il seminatore nella parabola evangelica. Le idee che semina nelle menti di coloro che rappresentano l’avvenire non troveranno ovunque un terreno favorevole. In qualche punto, invece, porteranno frutti al servizio della collettività umana. Nell’assegnare il Vostro premio ad un professore, non avete forse voluto ricordare la necessità di insegnare i diritti dell’uomo?
Questo professore, lo avete scelto tra quelli che insegnano in Francia. Certo, nel campo dei diritti dell’uomo il mio paese non è irreprensibile. Altri possono forse vantarsi di esserlo? La Francia resta quanto meno la nazione che ha presentato al mondo la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino in cui viene affermato il contenuto essenziale delle libertà fondamentali. Di queste ultime la Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite, largamente ispirata dal Francese René Cassin, ha costituito l’ideale comune proposto alla nostra società.
A tre anni dal secondo centenario della Dichiarazione del 1789, Vi ringrazio per aver coronato l’opera di un francese che, fedele alla tradizione della sua patria, ha tentato di servire la causa della dignità umana, ricordandone la principale esigenza: che i diritti dell’uomo, al di là delle leggi, delle dichiarazioni e dei patti, diventino sempre più incessantemente i diritti vissuti dagli uomini.

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