Ian Hacking
Canada
Premio Balzan 2014 per l'epistemologia e filosofia della mente
Per i suoi fondamentali e pionieristici contributi alla filosofia e alla storia delle scienze naturali e sociali, per l’ampiezza tematica delle sue ricerche, per la rigorosa prospettiva epistemologica, incentrata su una versione originale del realismo scientifico e delineata in contrasto con il paradigma dominante nella filosofia della scienza del secolo scorso.

Professore emerito dell’Università di Toronto e professore onorario al Collège de France, Ian Hacking è uno fra i più autorevoli filosofi contemporanei delle scienze naturali e sociali, impegnato in una ricostruzione e un’interpretazione genealogica di importanti teorie e concetti scientifici.
Il motivo conduttore delle ricerche di Hacking è costituito dalla ricostruzione delle circostanze, culturali, sociali, istituzionali, cognitive e pratiche, in cui possiamo individuare l’insorgenza o l’emergenza storica di modi di vedere le cose, di stili di ragionamento e di teorie su noi e sul mondo che modellano i nostri orientamenti contemporanei nell’ambito della conoscenza scientifica. Sono esemplari, in proposito, almeno due ambiti della ricerca genealogica di Hacking: l’ambito della teoria della probabilità e quello delle scienze della memoria. Nel primo ambito i due contributi fondamentali coincidono con i libri ormai classici The Emergence of Probability (1975; L’emergenza della probabilità, 1987) e The Taming of Chance (1990; Il caso domato, 1994), che mettono a fuoco la genesi della idea di probabilità nel suo duplice aspetto oggettivo e soggettivo nel diciassettesimo secolo, e i suoi sviluppi nel diciannovesimo secolo nel contesto sociale e istituzionale delle pratiche di controllo e governo delle popolazioni.
Nell’ambito delle scienze della memoria il libro fondamentale di Hacking è Rewriting the Soul. Multiple Personality and the Sciences of Memory (1995; La riscoperta dell’anima. Personalità multiple e scienze della memoria, 1996). Il caso della personalità multipla è messo a fuoco come caso esemplare per l’analisi dei contesti storici in cui il ruolo delle scienze della memoria assume una straordinaria rilevanza per la scienza del sé e per la classificazione di generi di persone. È in Representing and Intervening (1983; Conoscere e sperimentare, 1987) che Hacking delinea, con rigore, chiarezza e grazie a una impressionante conoscenza di teorie e pratiche scientifiche, la sua prospettiva di “realismo scientifico” in epistemologia. La migliore filosofia della scienza del secolo scorso ha perseguito il sogno del metodo, sia nella visione induttivistica e verificazionistica di Carnap, sia nella visione deduttivistica e falsificazionistica di Popper.
Hacking dimostra che l’immagine predominante della scienza è fallace e che l’analisi filosofica delle teorie scientifiche deve mettersi alla prova con le pratiche scientifiche. E questo ci chiede di prendere sul serio, nello stesso tempo, tanto le rappresentazioni del mondo quanto i nostri modi di intervenire nel mondo attraverso esperimenti.
La prospettiva di Ian Hacking sui nostri modi di costruire, rappresentare, classificare e interpretare noi stessi e il mondo è illuminante, e accompagnerà a lungo le ricerche filosofiche sulla storia e i mutamenti della conoscenza scientifica.
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