Dominique Schnapper

Francia

Premio Balzan 2002 per la sociologia

Cerimonia di Consegna dei Premi Balzan 2002
Roma, Accademia dei Lincei, 13 novembre 2002


Signor Presidente,
Signore e Signori,

Per un sociologo, ricevere il Premio Balzan è un sogno che mai si immaginerebbe poter divenire realtà. Questo vi dice con quanta sorpresa e quanta emozione ho ricevuto la notizia; e anche quanta riconoscenza provo per Eugenio e Lina Balzan e per tutti coloro che hanno contribuito a far sì che mi venisse fatto un onore così grande. Essi mi hanno dato la sola e vera consacrazione cui può aspirare un intellettuale: avere il riconoscimento dei suoi pari che egli stesso rispetta.
Oggi ho anche molte altre ragioni per essere emozionata. La prima è del tutto personale. Gli storici dell'Arte hanno tutti due patrie: la loro e l'Italia. Moglie - da più di quarantacinque anni - di uno storico dell'Arte, allievo ed amico di André Chastel, del quale sono lieta di evocare il ricordo in questo luogo, proprio a Roma ho preso la decisione più importante della mia vita - sposare Antoine Schnapper - e a Bologna ho fatto la mia prima indagine; l'Italia è per me il paese del cuore e della mente.
La seconda è legata alla genealogia del Premio Balzan, poiché qui io seguo Edward Shils e Shmuel Eisenstadt. Ho conosciuto il primo quando ero ancora adolescente e, in seguito, ho ammirato in lui il sociologo dai vasti interessi: dalla nascita dell'India moderna alla riflessione sulla democrazia, dalle università democratiche alla tradizione. Shils era un uomo colto, per il quale Tocqueville e Durkheim erano interlocutori familiari; era l'uomo della ricerca empirica, dalle convinzioni forti e delle lotte. Il suo spirito pungente gli valeva la fama di pericoloso per i suoi nemici, ma nei miei confronti ha sempre manifestato un'indulgenza e una benevolenza paterne.
Shmuel Eisenstadt è un mio amico. Ha la stessa vasta cultura sociologica, storica e filosofica di Edward Shils, lo stesso impegno nelle lotte del secolo. La sua opera è immensa: spazia dall'analisi della costituzione dello Stato di Israele alla riflessione sulle grandi civiltà.
Scegliendomi per il Premio, i membri della giuria mi fanno sperare di non essere totalmente indegna erede di questi impressionanti predecessori, che hanno dato entrambi alla sociologia la sua vera dimensione. Per conto mio, cerco modestamente di seguire la strada che essi hanno aperto. La Fondazione Balzan, con la sua decisione, ha chiaramente dimostrato di avere una politica scientifica.
Mi sforzo, in effetti, di continuare la tradizione di una sociologia che non rinuncia alla sua originaria ispirazione filosofica, che costruisce le sue analisi sui risultati delle indagini e che senza schematismi e senza dogmatismi, cerca di contribuire alla comprensione del comportamento degli uomini nella società. Appartengo all'ultima schiera dei razionalisti che, senza ingenue illusioni e pienamente coscienti dei limiti della ragione umana, intendono chiarire l'evoluzione delle società democratiche e i dibattiti pubblici con analisi fondate sulla conoscenza e la riflessione. Appartengo all'ultima schiera di coloro che prendono il rischio di proporre le loro analisi con un linguaggio chiaro, accessibile a tutti, perché, anche se è vero che il sociologo non può isolarsi dai dibattiti della società, il suo discorso non deve per questo confondersi con quello, spesso ingarbugliato, degli uomini democratici. Tra la denuncia radicale della società e la compiacenza, tra lo scientismo gretto e il saggio mondano, semplice eco dell'aria che tira, la via della sociologia scientifica è molto stretta.

È comunque quella che mi sono sforzata di percorrere, senza pretendere, si capisce, di aver sempre avuto successo in questo sforzo. Ho cercato di essere seria, senza prendermi troppo sul serio e senza cedere allo spirito della seriosità. Non mi piacciono le mondanità e le scanso, anche quelle del mondo universitario; preferisco sostituirle coltivando amicizie che durano da decenni. Sono legata al mio focolare come una gatta e, in un certo senso, questo atteggiamento ha un prezzo che io pago. Ma esso ha anche l'immenso vantaggio di farmi considerare ancor più preziose le manifestazioni di stima di coloro che io stimo e che rispetto. La stima che i membri della giuria mi hanno manifestato concedendomi il Premio Balzan per la sociologia è per me particolarmente preziosa, perché dà un senso e un valore al mio progetto scientifico e alle mie scelte di vita.
Ho cercato di trasmettere la mia concezione della sociologia ai miei studenti. Mi piace insegnare e formare le giovani menti senza imporre loro nulla, ma, al contrario, dando loro i mezzi per elaborare un personale progetto intellettuale. Per questo sono particolarmente riconoscente alla Fondazione Balzan di avermi dato i mezzi per far sviluppare, da parte di ex allievi divenuti ormai giovani ricercatori o giovani insegnanti, dei lavori che continuano i miei, anche se ognuno di loro conserva la propria originalità che io rispetto.
Alcuni tra coloro che apprezzano il mio lavoro recente hanno voluto evocare l'opera di mio padre. E' un paragone che non ho mai osato fare e ci vuole tutta l'emozione che suscita la cerimonia del Premio Balzan perché io finalmente esamini questo legame. I miei ultimi libri, in effetti, possono sembrare inseriti nella filiazione del pensiero di Raymond Aron, ma certamente, si tratta di un "ritorno" inconsapevole e non il frutto di una chiara volontà. I rapporti tra le generazioni sono complessi e rimangono sempre un poco misteriosi. In ogni caso, essi sfuggono ad una chiara consapevolezza. Ma in questo momento vorrei che il ricordo di Raymond Aron fosse a tutti presente e non posso dimenticare, adesso, quanta sarebbe stata la sua felicità per l'onore che mi viene oggi fatto. Anche per questo, ringrazio con tutto il cuore tutti coloro che hanno contribuito affinché io oggi riceva il Premio Balzan.