Jean-Marie Tarascon

Francia

Premio Balzan 2020 per sfide ambientali: scienza dei materiali per le energie rinnovabili

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Signor Presidente della Repubblica,
illustri Presidenti della Fondazione Balzan,
miei cari colleghi vincitori,
Signore e Signori,

siamo qui riuniti per la consegna del Premio Balzan ed è un grande onore per me ricevere questo prestigioso riconoscimento. Vorrei iniziare ringraziando calorosamente il comitato di selezione. La quantità di messaggi di congratulazioni che ho ricevuto dai miei colleghi professori del Collège de France e dagli accademici testimonia il prestigio di questo premio, molto apprezzato. Oggi viene premiato nella sua totalità il mio lavoro – dedicato alle sfide ambientali e alla scienza dei materiali per batterie che permettano un migliore stoccaggio di energia. Ricevere un simile riconoscimento nella terra di Alessandro Volta, inventore della prima pila, è per me, al di là di ciò che simbolicamente rappresenta, un grande orgoglio. Tuttavia, questo premio, più che un riconoscimento individuale, è la testimonianza dell’importanza della ricerca nel suo insieme nel rispondere alle grandi sfide energetiche di oggi e di domani.

Ogni scienziato è influenzato dai colleghi che lo hanno preceduto. E io non faccio eccezione. Durante la mia gioventù sono stato segnato dalla frase di uno dei nostri più eminenti scienziati francesi nella chimica dei solidi – Robert Collonges – il quale scriveva: “Non è proprio il ruolo del chimico, quello di trasformare la materia per adattarla ai nostri bisogni e renderla un solido utile?”. È così che ho dedicato parte della mia carriera alla ricerca di nuovi materiali e di nuove applicazioni per le batterie, animato dal costante desiderio di trasformarli in tecnologie utili per la nostra società.

Le nuove idee e i nuovi concetti che possiamo avere non sono altro che il frutto di discussioni e di appassionati scambi scientifici. Per questo non posso fare altro che ringraziare i brillanti e talentuosi ricercatori con cui ho avuto il privilegio di lavorare a stretto contatto negli anni: negli Stati Uniti presso i laboratori Bell dove ho lavorato allo sviluppo della batteria plastica agli ioni di litio e, dopo che sono tornato ad Amiens, nel Laboratoire de Réactivité et Chimie des Solides (LRCS) dove abbiamo scoperto una nuova reattività del litio chiamata reazione di conversione.

Vorrei poi ringraziare il mio attuale gruppo di ricercatori e studenti, entusiasti e appassionati, che conoscono meglio di chiunque altro il valore del lavoro di squadra. È con loro, all’interno dell’eccezionale ambiente scientifico offerto dal Collège de France, che le nostre ricerche sulle batterie al sodio (Na-ion) hanno reso possibile la creazione in Francia di una filiera di produzione di batterie (con la creazione, ad esempio, della start -up TIAMAT) e che ha visto la luce il nostro ultimo lavoro sul cosiddetto fenomeno “redox anionico”, che consente di raddoppiare la capacità materiale degli elettrodi. Così abbiamo posto fine a 25 anni di ben consolidate convinzioni. E questo è – spero – un paradigma nuovo, di cui non possiamo attualmente ancora stimare tutti i benefici che ne conseguiranno per il nostro pianeta.

La ricerca e l’insegnamento sono e rimarranno le due priorità della mia vita professionale. Il Premio Balzan è associato a una ricompensa economica che intendo utilizzare per instillare la passione per la scienza nei ricercatori più giovani: il mio obiettivo è suscitare la loro curiosità e la loro preoccupazione per ciò che è “utile”, per sviluppare le loro convinzioni e il loro intuito. Ma anche per suscitare la loro voglia di sognare e di appassionarsi a idee a volte eccentriche, che divengono tanto più emozionanti quando ci imbarchiamo verso orizzonti sconosciuti. Ovviamente, questa somma di denaro sarà utilizzata per finanziare progetti scientifici futuristici, come lo sviluppo di batterie “intelligenti” grazie all’inserimento di funzionalità diagnostiche e di autoriparazione – similmente a quanto avviene in ambito medico – oppure lo sviluppo di processi brevi di riciclaggio. La nostra ambizione è ottenere sistemi di accumulo più affidabili, durevoli e quindi con una bassa traccia di CO2.

Infine, renderò testimonianza del fatto che, nonostante l’età, la professione di ricercatore rimane accattivante, affascinante e arricchente come sempre, a patto di non rinchiuderci nelle anguste torri di conoscenze e verità che riteniamo immutabili, e di restare pieni di curiosità, aperti all’ascolto degli altri e alle opportunità. Sono i tanti incontri con i miei colleghi ad aver plasmato il ricercatore che sono diventato oggi.

Signore e signori, grazie per l’attenzione.