Colin Renfrew

Regno Unito

Premio Balzan 2004 per l'archeologia preistorica

Cerimonia di Consegna dei Premi Balzan 2004
Roma, Accademia dei Lincei, 18 novembre 2004


Signor Presidente,

Vostre Eccellenze,

Signore e Signori,

essere insignito del Premio Balzan 2004 per l’Archeologia Preistorica qui all’Accademia dei Lincei è un grande onore e ve ne sono profondamente grato. È un onore che ha un notevole significato per me da vari punti di vista.

In primo luogo nutro una forte gratitudine per il riconoscimento che il Comitato del Premio Balzan ha accordato alla materia dell’Archeologia Preistorica, selezionandola come uno dei campi accademici per il Premio Balzan 2004. Questo soprattutto perché le tecniche dell’archeologia si sono sviluppate notevolmente durante gli ultimi anni fino ad arrivare a un livello tale per cui solo ora si comincia a poter tracciare una vasta panoramica sulle origini del genere umano, partendo da quelle scimmie antropomorfe ancestrali di alcuni milioni di anni fa, passando attraverso i nostri antenati ominidi più prossimi, arrivando alla nascita della nostra specie: Homo sapiens sapiens in Africa più di 100.000 anni fa e alla sua successiva diffusione. Lo studio della preistoria può addentrarsi a raccontare la storia della rivoluzione sedentaria e le origini della produzione del cibo che risalgono a circa 10.000 anni fa e che, apparentemente, sono avvenute tramite processi che si sono svolti indipendentemente l’uno dall’altro in diverse parti del mondo; può arrivare alle traiettorie ricche e variegate dello sviluppo che ha portato in vari modi a diversi tipi di società complessa e a civiltà differenti, nonché all’inizio dell’alfabetismo in vari luoghi. Se tentate di chiedere: “Che cosa significa essere umani?”, l’archeologia preistorica può iniziare a fornirvi un abbozzo di risposta, sebbene ci sia ancora molto che non sappiamo o non capiamo sulle origini e sulla natura della condizione umana. È gratificante il fatto che, scegliendo questa materia, il Comitato del Premio Balzan abbia riconosciuto tutto questo.

Il mio interesse personale per la materia si è notevolmente risvegliato quando, all’età di 12 anni, ebbi per la prima volta il piacere di visitare l’Italia con i miei genitori. Visitammo Cerveteri e successivamente Tarquinia e scoprimmo (dal nostro punto di vista) gli Etruschi. Alcuni anni più tardi, in qualità di studente universitario di Cambridge, iscritto alla facoltà di Scienze Naturali, ebbi il piacere di seguire un corso estivo di Etruscologia all’Università per Stranieri di Perugia, alla quale uno degli insegnanti era il Professor Massimo Pallottino, archeologo di fama internazionale e vincitore del Premio Balzan 1984 per le Altertumswissenschaften o Scienze dell’Antichità. Quando a Cambridge sono passato alla facoltà di Archeologia, le mie ricerche mi hanno portato in Grecia per studiare la nascita della civilizzazione degli Egei ed è stato quindi un vero piacere rivedere il Professor Pallottino proprio nelle aule dell’Accademia dei Lincei nel gennaio 1993, dove fui invitato a tenere una lezione su ‘Le Radici dell’Etnicità’.

Oggi, l’Archeologia Preistorica dimostra un crescente impegno nei confronti delle discipline che le sono più prossime, ovvero le scienze e le lettere. Per me è stata una vera fortuna poter collaborare in maniera proficua con alcuni studiosi di primo livello di queste discipline per affrontare insieme alcune tematiche, come la ricostruzione delle vie commerciali preistoriche tramite analisi di caratterizzazione, l’impatto della rivoluzione del carbonio radioattivo sulla preistoria europea, le origini controverse della famiglia linguistica  indoeuropea, nonché l’applicazione della genetica molecolare per la ricostruzione della storia demografica. Recentemente mi sono occupato dello sviluppo di ciò che è stata definita archeologia cognitiva, una materia che credo avrà un futuro florido. Ma l’archeologia ha anche una dimensione politica, e, recentemente, i membri della Camera Alta del parlamento britannico mi hanno permesso di incoraggiare la legislazione a proteggere il patrimonio culturale e a lavorare contro la distruzione continua di questo patrimonio attraverso il saccheggio di siti antichi per fornire antichità al collezionista privato, al direttore del museo  eticamente scorretto e al commerciante d’arte privo di scrupoli. In questo caso sono proprio l’opinione pubblica e la stampa che devono svolgere un ruolo cruciale.

Quindi per me è un ulteriore piacere, oggi, ricevere questo premio, pensato per commemorare una grande figura di stampa libera e indipendente, Eugenio Balzan; riceverlo qui, nella Città Eterna, così centrale per la storia europea e mondiale, e nelle aule dei Lincei, una delle società più antiche del mondo per la promozione della ricerca scientifica e interdisciplinare. È un grande incoraggiamento allo studio dell’Archeologia Preistorica e quindi, spero, all’ulteriore approfondimento del nostro concetto comune di condizione umana.