Karlheinz Böhm

Austria/Germania

Premio Balzan 2007 per l'umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli

Berna, 22.11.2007


In occasione della consegna del Premio Balzan 2007

Gentili Signore, Egregi Signori, cari amici,

il 16 maggio 2007 sono passati 26 anni da quando partecipai alla trasmissione televisiva “Wetten, dass..?”[1] e diedi voce alla mia disperazione e rabbia sulle enormi differenze tra ricchi e poveri di questa Terra, cosa che ad alcuni sembrò alquanto originale. Scommisi che nemmeno un terzo dei telespettatori – quindi circa 6 milioni di persone – mi avrebbero dato un marco, un franco o sette scellini per le persone che soffrono la fame nella zona del Sahel. Nel caso in cui avessi perso, avrei utilizzato le donazioni eludendo tutte le organizzazioni umanitarie e sarei partito per il Sahel per assicurarmi che per un anno nessun bambino avrebbe più sofferto la fame. Questa scommessa sembrava estremamente naif anche perché ai tempi non sapevo che proprio questa scommessa avrebbe portato a un radicale cambiamento della mia vita futura. Ciò che però necessitava solamente di una carica di innesco, era iniziato molto prima.
Sono stato testimone di molti dei cambiamenti più radicali del ventesimo secolo. Gli orrori della seconda Guerra Mondiale e la sua eredità politica – da una parte l'immenso progresso economico e culturale del dopoguerra, dall'altra emergenze e povertà sempre maggiori, la tecnologia all'avanguardia e, negli ultimi anni, lo sviluppo di una rete di computer a livello mondiale. Non da ultimo i capovolgimenti sociali della generazione del '68 in conseguenza dei quali il cambiamento della società ha delineato una nuova immagine dell'uomo caratterizzata da una maggiore responsabilità verso se stesso. L'ingiustizia e l'indifferenza su questa Terra nel frattempo non sono diminuite e in questo mondo, in cui l'egoismo ripaga e l'altruismo viene schernito, in cui le decisioni di importanza globale dipendono da quanto aumenti il profitto o meno, ci sono sempre più guerre e fame.
Nella mia carriera di star cinematografica degli anni '50 e '60 mi lasciai trascinare dallo spirito di quei tempi, dalla possibile rimozione di una responsabilità storica, dalla cosiddetta “danza intorno al vitello d'oro”, che si chiamava miracolo economico. Quando interpretavo il Kaiser Franz nel film “La Principessa Sissi” - famoso in tutto il mondo - potevo dire di essere molto conosciuto e questo fu decisivo per le sorti della mia scommessa televisiva di alcuni anni più tardi. Alla fine degli anni '70, quando lavoravo con il geniale regista Rainer Werner Fassbinder e il suo gruppo di attori e artisti diventato nel frattempo leggendario e rivoluzionario, era soprattutto lui che – nei miei tentativi di rimuovere l'immagine di Sissi – mi fece capire che nella vita bisogna ammettere tutto ciò che si è fatto, sempre con la necessaria autocritica, per continuare a crescere ulteriormente.
In quel periodo accadde che durante uno dei miei primi soggiorni in Africa – una vacanza in Kenia – mi confrontai con la povertà e la miseria della popolazione africana al di là dei luoghi per turisti e dei loro alberghi lussuosi. Lo shock culturale fu forte e duraturo. La sera del 16 maggio 1981 fui poi ospite nella trasmissione televisiva “Wetten, dass...?”, presentata a quei tempi da Frank Elstner, ed ero anche molto colpito dalla notizia resa nota poco prima secondo la quale il Bundestag aveva messo a disposizione l'immensa somma di 150 milioni di marchi per il carburante destinato alle esercitazioni aeree dell’esercito, quindi mi presentai a un pubblico di milioni di persone per fare la mia scommessa.
Per farla breve: alla fine ho vinto la scommessa al rialzo, poiché nei giorni successivi alla trasmissione arrivarono 1,2 milioni di marchi nel calderone delle offerte, comunque meno di quanto speravo. Come vincitore della scommessa, avrei potuto lasciare in ogni momento quella somma alle organizzazioni umanitarie, ma a causa del fatto che 800 milioni di persone morivano di fame, mentre ogni anno, a livello mondiale, venivano spesi 900 miliardi di dollari per gli armamenti, sapevo che io stesso volevo e potevo fare qualcosa. Perché questo sorprendeva così tante persone? Ciò che mi chiedevo era perché gli altri sopportavano questa enorme assurdità stando semplicemente a guardare e senza fare nulla. Le domande che continuavo a trovarmi davanti dopo il “Perché?” erano confuse. Ma la consapevolezza che i sistemi politici e il modo di pensare dei nemici non potessero essere modificati attraverso le ideologie, l'esodo di popolazioni in massa o il fanatismo religioso, mi fece arrivare alla conclusione che in primo luogo dovevo realizzare un ampio cambiamento su me stesso e impegnarmi in modo attivo e creativo nella lotta contro l'ingiustizia e i mutamenti della società.
Così il 30 ottobre 1981 andai per la prima volta in Etiopia e visitai un campo di rifugiati a Babile, nell'ovest del paese, nel quale vegetavano in una povertà spaventosa e pressoché indescrivibile circa 1.500 seminomadi della tribù degli Hauiwa, scacciati dalla loro patria dalle continue siccità e guerre. Ma già solo il fatto che l'Etiopia ha un altro modo di contare il tempo (il “nuovo millennio” è stato festeggiato solo nel settembre 2007, quindi 7 anni dopo la nostra entrata nel nuovo secolo), solo la vista di un paesaggio quasi da antico testamento e il confronto con la struttura della vita arcaica, se si trascura per un attimo la capitale Addis Abeba, mi fecero capire subito che, in base alle leggendarie parole del filosofo greco Socrate “So di non sapere”, dovevo dimenticare e lasciarmi alle spalle tutto ciò che corrispondeva a valori e ordinamenti moderni europei. Dovetti anche ammettere che a quei tempi, oltre alle mie motivazioni di cui ho già parlato, avevo poche conoscenze tecniche e consapevolezza della povertà effettiva che governava la quotidianità di queste persone che vivono in un luogo compreso tra i deserti del nord e la zona umida equatoriale.
Con la consapevolezza di dover fare qualcosa anche con umiltà, mi sono confrontato con alcuni esperti, diversi volontari fedelie con le persone in Etiopia e ho intrapreso insieme a loro un processo formativo. Oggi so che non si finisce mai di meravigliarsi, che niente è impossibile, che le visioni possono diventare realtà, gli avvenimenti non accadono mai per caso e l'uomo appartiene egli stesso ai più grandi miracoli di questo mondo.
Molto presto le autorità etiopi hanno riconosciuto che io non arrivavo con “Menschen für Menschen” in rappresentanza di uno stato e, tanto meno, di una comunità religiosa o di una potenza economica, bensì esclusivamente per aiutare le persone bisognose nel loro processo di sviluppo. Quindi nessuna richiesta politica o economica, che stanno purtroppo alla base di così tanti cosiddetti aiuti per quella grande parte di umanità che allora veniva definita il “Terzo Mondo”.
Da allora proseguii passo a passo. Il 13 novembre 1981 venne ufficialmente battezzata a Monaco “Menschen für Menschen”. Oggi abbiamo in corso in undici regioni dell'Etiopia una miriade di progetti agricoli e agro-ecologici a lungo termine, costruiamo pozzi per fornire acqua potabile e combattere l'erosione del terreno. Contribuiamo alla costruzione di un sistema sanitario di base e intraprendiamo azioni informative relative alla pianificazione familiare e all'HIV/Aids, contro il costume crudele dell'infibulazione e del matrimonio tra bambini. Elaboriamo sempre più programmi di formazione e di informazione. Perché: la formazione è sviluppo! Meno del 50% della generazione giovane ha la possibilità di frequentare una scuola, poiché in alcune regioni semplicemente non esiste nessuna scuola. L'istruzione è però la base per il miglioramento della qualità della vita in ogni società. Attraverso tutte queste attività la “speranza nel domani” è diventata una realtà per milioni di bambini, donne e uomini in Etiopia.
In questo modo si è realizzata una parte del mio sogno, ovvero che gli uomini, nell'arco di una generazione o di una generazione e mezza trovino una visione delle cose completamente nuova, che inizino a immedesimarsi nell'era contemporanea come non avevo mai osato sperare neanche nei miei sogni più visionari. Questa per me è una definizione chiarissima di sviluppo. L'aiuto per lo sviluppo indipendente non funziona né dall'alto, né dall'esterno, bensì dall'interno, gli uni con gli altri, in un processo comune.
Dicevo che avevo un sogno da realizzare, una visione. Ma la vita mi ha insegnato che la forza di una visione risiede sempre nella sua trasformazione e realizzazione. Purtroppo, però, le nostre rappresentazioni cosiddette realistiche non corrispondono mai alla realtà su questa Terra. Ho osservato i volontari ricchi e volenterosi che volevano portare il paese a uno sviluppo presunto senza dare agli uomini la possibilità di svilupparsi da sé. Non possiamo saltare dal cammello al trattore e come passo successivo al computer. In questo senso – per non utilizzare il termine moderno “duraturo” - “Menschen für Menschen” intraprenderà anche in futuro diversi progetti che potranno essere portati avanti dagli uomini etiopi autonomamente. Per me è importantissimo il pensiero “Aiuto per lo sviluppo indipendente”, poiché un'alimentazione senza prospettive di futuro non serve a nessuno. Ci sono ancora molti obiettivi che vorrei raggiungere insieme a mia moglie e ai miei collaboratori in Etiopia: ulteriori miglioramenti nel sistema sanitario, nel sistema scolastico e nella distribuzione dell'acqua. Solo durante lo scorso anno abbiamo coinvolto 235.000 persone in 3 nuovi progetti regionali per il nostro programma di sviluppo agricolo integrato. Insieme a loro, vogliamo lavorare durante il prossimo anno alla costituzione di un'agricoltura più redditizia e all'approvvigionamento tramite infrastrutture ad hoc. Il mio più grande desiderio sarebbe che prima di morire un rappresentante del popolo etiope venisse da me e mi dicesse: “Grazie per tutto quello che hai fatto per il nostro paese e per il popolo. Ora non abbiamo più bisogno di te – in futuro ce la possiamo fare da soli”.
Prima pensavo con timore al futuro della mia organizzazione. Chi porterà avanti l'idea di “Menschen für Menschen”? Quando oggi guardo il modo in cui mia moglie Almaz si occupa delle responsabilità e gestisce l'organizzazione, più di me, questo timore sparisce del tutto. Si è tuffata talmente a capofitto in questo nostro progetto da lasciarmi senza fiato. Io reputo tutto ciò , oltre all'operato dei miei amici, come esempio di quello che oggi si sta compiendo in Etiopia. Io sono infinitamente fiero di mia moglie e del suo paese, e vado verso il futuro con fiducia, perché il futuro è dalla mia parte.
Oggi mi considero etiope, non solo perché mi è stata concessa la cittadinanza onoraria, bensì perché il nostro lavoro si è integrato perfettamente nello sviluppo dell'intera Etiopia, molto più di quanto mi potessi immaginare. Io non mi vedo come benefattore del popolo dell'Etiopia, piuttosto come un uomo riconosciuto da loro e che li aiuta a risolvere i loro problemi. Tanto più mi confronto con tutte queste necessità, quanto più incomprensibile e folle mi risulta la distruzione del nostro ambiente che portiamo avanti fedeli all'idea del progresso e a spese del popoli dei paesi in via di sviluppo. Credo che la società in cui viviamo debba cambiare per poter continuare a esistere.
Moltissime persone in Europa hanno dimostrato a me e alla mia organizzazione la loro fiducia durante gli ultimi 26 anni tramite il loro sostegno. Grazie a loro abbiamo potuto aiutare milioni di persone a vivere in modo più consapevole e a crearsi un futuro. Che il cerchio degli uominiche si vengono incontro senza pregiudizi e a braccia aperte possa crescere, come “Uomini per gli uomini” - “Menschen für Menschen”.

Menschen fuer Menschen Foundation
Statistics of main achievements until 30 June2007



Categories of activities and other statistical data

Total until

unit
30/06/2007
Number of employees in Ethiopia(6expatriates+718Ethiopians)
No.
724
Project Start
Year
1982
Project area(of 9projects)
Km2
ca38723
Number of beneficiaries
No.
> 3Million
Educational Sector


Training centers
No.
4
Graduates (Short term farmers training)

47490
Schoolsconstructed

173
Vocational Education Training Center & ATTC

3
Graduates Technical Diploma(ATTC)

731
Literacy campaign

141691
Medical Sector


Health post construction
No.
43
Clinics newly constructed or renovated

37
Health Centers newly constructed or renovated

4
Hospitals

3
Eye operations

35307
Ambulances

24
Infrastructure


Water supply (Hand dug wells and Spring developments)
No.
1211
Irrigation Systems

44
Water reservoirs /Ponds

65
Bridges

8
Grain mills (Diesel & Manual)

302
Road construction(inc.26 all weather road ,rest temporary dry weather roads)
Km
2087
Social Institutions


Kindergarten
No.
9
Children's Homes (incl.support to Abebech Gobena Orphanage & school)

2
Support to Abraha Bahta Elderly Home & Orthopedic workshop in Harar

1
Support to Alpha School for the deaf, Addis Ababa

1
Agroecological Sector


Nurseries for fruit,trees,forage plants (MfM & private)
No.
165
Distributed seedlings (in millions)

80,1
Soil & water conservation terraces,stone & soil bunds
Km
30237
Biological soil conservation- Vetiver grass plantation

2592,16
Veterinary service stations
No.
25
Modern Bee Hives

2769
Improved Houses

4155
Closed afforestation sites
Ha.
1563
Women's project


Number of small credit takers
No.
10175
Training participants (eg.sewing ,hygiene,health,vegetable gardening etc.)

26785
Number of trainees in improved handicrafts

3127
Female student living quarters

4
House holds with newly implemented vegetable gardens

9660
Improved stoves (mud & concrete)

51440
Anti HIV/AIDS programme


Number of Mass meetings against HIV/AIDS
No.
53
Voluntary counseling & testing centers

11
Voluntary counseling & testing service
people
49729
Anti AIDS club members

866
Adolescent reproductive Health training

4970
Income generation training for PLWHA

546
Training HIV/AIDS Prevention & care

10733
peers,non health staff,committees,TBAs,CBRHs etc.)


Support HIV/AIDS orphans

2110



[1] Trasmissione televisiva simile a Scommettiamo che? (N.d.T.)