La Sonata a tre oggi: conversazione con Laurenz Lütteken

Laurenz Lütteken, direttore dell'Istituto di musicologia all'università di Zurigo, è una figura importante nell'ambito dei progetti di ricerca Balzan dedicati alla musica: è deputy director del progetto, ancora in corso, di Reinhard Strohm, ed è stato supervisore di quello di Ludwig Finscher, concluso con la redazione del vasto catalogo ragionato della Sonata a tre.
Il 15 gennaio 2014, a Berlino, Lütteken ha coordinato (con Gottfried Scholz) DIE GRÖSSERE WELT, seminario sulla musica e le arti dello spettacolo tenutosi all'Istituto Italiano di cultura che ha visto riuniti tre premiati Balzan tedeschi, con Manfred Brauneck che si è unito ai già citati Finscher e Strohm.
Walter Rauhe ha incontrato Laurenz Lütteken per una conversazione incentrata sulla Sonata a tre.


Dopo aver vinto nel 2006 il Premio Balzan, il musicologo tedesco Ludwig Finscher decise di devolvere la metà della somma di un milione di euro del premio ad un progetto dell’Università di Zurigo per una ricerca sistematica sulla sonata condotta poi tra il 2007 e il 2014. Nell’autunno di quest’anno i risultati di questa ricerca verranno pubblicati in un catalogo ragionato e commentato edito dalla casa editrice G. Henle di Monaco di Baviera contenente oltre diecimila voci.

La Sonata in trio o Sonata a tre è una forma musicale fra le più importanti della musica da camera del periodo barocco, tra il diciasettesimo e il diciottesimo secolo. Al tempo stesso si tratta di un genere musicale pieno di zone d’ombra e fra i meno conosciuti. Professor Lütteken, ci può innanzitutto dare una breve definizione di questo genere?
Il genere della Sonata a tre raggruppa una serie molto ampia e stilisticamente eterogenea di opere. La scrittura di una Sonata a tre è per due strumenti melodici – violino, flauto od oboe – e un basso continuo: in totale ci sono quindi tre parti, da qui il nome. In veste di musica strumentale si adattava perfettamente per componimenti sperimentali.

Quando è nato però esattamente questo genere musicale e per quali motivi si è sviluppato?
Il tema delle Sonate a tre desta il nostro interesse già da decenni. Si tratta di un argomento particolarmente entusiasmante e questo per un motivo piuttosto banale. L’idea di una musica da camera di uso domestico rappresenta per noi oggi, forse, un’ovvietà. Quando è nata però? Nel diciasettesimo secolo con la musica strumentale. Alla metà del diciasettesimo secolo è nato questo tipo di formazione che noi oggi definiamo come Sonata a tre e che ha retto per quasi un secolo e mezzo. Era allora il genere musicale per eccellenza e questo a tutti i livelli. Da quello più elevato e qualitativamente professionale a quello più domestico ed elementare. Molto singolare è il fatto che finora sapevamo ben poco su questo genere, in quanto le informazioni alla fonte erano molto scarse. Nessuno finora aveva un’idea sulle vere dimensioni del repertorio. Le opere sono state sì stampate, ma una raccolta sistematica di queste stampe sotto un profilo storico-musicale non era mai avvenuta. Per non parlare del repertorio costituito dai manoscritti, che abbiamo deciso di escludere dal nostro catalogo in quanto avrebbe scompaginato il senso di visibilità e chiarezza. Delle stampe era già stata fatta una bibliografia, ma in modo non sistematico e molto approssimativo e senza una verifica dell’effettiva appartenenza degli scritti al genere della Sonata a tre.

Ci potrebbe illustrare come si è sviluppato il vostro lavoro di ricerca attorno a questo genere musicale e come avete avuto accesso alle fonti, come avete individuato le opere e i compositori appartenenti a questa corrente?
Il nostro lavoro consisteva inizialmente nell’individuazione delle opere appartenenti effettivamente a questo repertorio. Soprattutto per quanto riguarda la prima fase di questo genere, quando era ancora nuovo, il lavoro è risultato molto difficile in quanto esistevano parallelamente svariati tipi di formazioni musicali che lo suonavano. In molti casi, componimenti musicali preesistenti (per esempio opere) venivano riadattati appositamente per formazioni di Sonata a tre. Solo a partire dal diciottesimo secolo la formazione standard per gli interpreti della Sonata a tre era chiaramente definito. Ovvero due soprani e un basso continuo.
Quello che ci ha maggiormente stupito è stato il gran numero di opere di altissimo livello qualitativo e l’enorme ricchezza dei repertori. A differenza del quartetto d’archi, sviluppatosi successivamente come un genere musicale parallelo, la Sonata a tre è stata studiata ed esaminata molto poco e solo superficialmente. Finora non esisteva neppure una definizione esatta del genere, dei criteri che la contraddistinguono, dei suoi maggiori compositori, del suo valore storico. Lo scopo della nostra ricerca è stato proprio quello di colmare questa lacuna e di stimolare i musicisti a riscoprire questo genere, a suonare queste opere, ad organizzare concerti e a pubblicare CD risvegliando la curiosità e l’interesse nei confronti della Sonata a tre.

La Sonata a tre si adattava molto bene alle sperimentazioni musicali, ma al tempo stesso era molto diffusa, all’epoca, ed era quasi un genere popolare. Non è questa una contraddizione?
Il genere soddisfa effettivamente un po’ tutte le esigenze, da quella di un elementare intrattenimento e consumo a quella di una musica molto complessa ed impegnativa. La richiesta nei confronti di questo genere era immensa e le stampe degli spartiti potevano raggiungere due, anche tre edizioni. La diffusione di queste opere era dunque notevole. Per quel che concerne le composizioni più impegnative e difficili, invece, la diffusione e commercializzazione dei pezzi risultò ovviamente più ardua. Di Johann Sebastian Bach, ad esempio, esiste tutta una serie di Sonate a tre, ma solo una venne pubblicata.
 
Chi ha favorito maggiormente la nascita e lo sviluppo di questo genere musicale?
La nascita di questa forma musicale strumentale autonoma, sviluppatasi verso la metà del diciasettesimo secolo, resta fino ad oggi un mistero. Quali sono le origini della sua improvvisa diffusione e popolarità? Non lo sappiamo.
Tuttavia, poco dopo la fine del sedicesimo secolo nacque, all’improvviso, una forte richiesta nei confronti di pezzi strumentali e popolari per due, tre o anche quattro strumenti. Agli inizi del nuovo secolo la gamma delle composizioni musicali prodotte era molto eterogenea. La domanda venne stimolata soprattutto dalle élite che erano in grado di saper leggere le note musicali e di suonare uno strumento. Dote, del resto, anche oggi tutt’altro che scontata: quanti studenti universitari a Berlino, Zurigo o altrove sono ancora in grado a farlo? L’élite di allora era composta sia da cittadini nobili che da esponenti dell’alta aristocrazia.
Era prassi, nel diciassettesimo secolo, che i nuovi compositori si presentassero al loro pubblico con un’opera prima; questa, in molti casi, era proprio una raccolta di Sonate a tre. Il nuovo genere rappresentò, dunque, una sorta di biglietto da visita per i compositori. Per il loro debutto, molti non scelsero una sonata per uno strumento o un concerto grosso, bensì una sonata a tre. Lo possiamo osservare bene da Arcangelo Corelli. Inizialmente l’Italia era il baricentro  di questo nuovo genere che solo più tardi si estese anche al resto dell’Europa.

Dall’Italia il nuovo genere musicale si sviluppò anche nel resto del continente? Per quale motivo?
È partendo dall’Italia che l’ondata (potremmo parlare di una vera e propria moda) si estese poi in tutta l’Europa. Questo avvenne per un motivo semplice: le stampe pubblicate in Italia erano molto in voga anche ad Amsterdam, come in molti altri centri europei, e venivano spesso ripubblicate.
Si mise così in moto un fenomeno europeo. Georg Philipp Telemann ha composto una gigantesca serie di Sonate a tre di ogni genere, da quello più elementare a quello puramente didattico, da quello conviviale a quello più difficile e ricercato. In Inghilterra si sviluppò velocemente un secondo baricentro dove questo genere resistette più a lungo. In Germania fu soprattutto Bach a comporre molte Sonate a tre. Il fatto che, poi, solo una di queste è stata stampata e pubblicata non è prova di un suo scetticismo nei confronti del genere musicale, bensì un risultato dalle sue abitudini poco trasparenti e discontinue nella stampa delle sue composizioni. Tutt’altra cosa era, invece, Telemann, che stampava personalmente le sue opere soddisfacendo in modo sistematico le richieste del mercato.

Quali sono i motivi che portarono poi alla fine delle Sonate a tre?
Il tramonto di questo genere musicale ha a che fare con la perdita d’importanza del basso continuo, che segnò la fine della Sonata a tre e l’affermazione del quartetto d’archi. Significativo a questo proposito è il grande divertimento in mi bemolle maggiore di Wolfgang Amadeus Mozart per violino, viola e violoncello. Si tratta di una composizione importante, della durata di 45 minuti che pone nuovi accenti e che pone fine in maniera molto improvvisa e veloce al genere della Sonata a tre negli anni settanta e ottanta del diciottesimo secolo.

E com’è oggi la situazione e la diffusione del genere?
Oggi assistiamo ad un revival della Sonata a tre, favorito anche dal grande boom della musica antica degli ultimi quaranta, cinquant’anni. Abbiamo molti specialisti e altrettante formazioni che suonano queste opere e sono alla continua ricerca di un repertorio ancora inedito che scopriranno in abbondanza nel nostro catalogo.

Ci può raccontare qualcosa sul vostro catalogo? Quando verrà pubblicato?
Il nostro catalogo, intitolato La Sonata a tre. Catalogue raisonné verrà pubblicato nella collana bibliografica della casa editrice G. Henle di Monaco di Baviera. Con l’acquisto dell’edizione cartacea il lettore otterrà libero accesso anche all’ampia banca dati. Grazie ai vantaggi delle tecnologie digitali sarà possibile consultare il database individuando singole voci attraverso il suo motore di ricerca. Ad esempio tutte le composizioni in tempo allegretto, determinati titoli, un compositore specifico.
È per volontà della casa editrice che il catalogo uscirà in un’edizione cartacea: scelta questa decisamente lodevole se consideriamo l’euforia dominante nei confronti della digitalizzazione e delle pubblicazioni online. Un trend non sempre giustificato, se consideriamo le tante incertezze e i rischi del digitale. Nessuno è oggi in grado di definire i tempi di durata dei dati digitali, la loro compatibilità con i sistemi futuri, per non parlare della digitalizzazione stessa e della continua conversione dei dati e degli archivi i cui costi sono enormi e di gran lunga superiori a quelli per la stampa di un volume in carta e per la sua conservazione nello scaffale di una biblioteca.
L’archiviazione a lungo termine di un database digitale è molto complessa e costosa: nessuno è oggi in grado di prevedere con certezza lo stato di conservazione di una cartella digitale fra trent’anni, se sarà ancora leggibile oppure già implosa o cancellata, ancora convertibile o inutilizzabile e infestata da un virus informatico. A questo si aggiunge l’ormai imperante mentalità dell’Open Access, dell’accesso libero e gratuito anche alla letteratura scientifica. Ma se il rubinetto di casa mia gocciolerà, l’idraulico che mi metterà in conto la riparazione non lavorerà certo secondo il principio dell’Open Access!

Chi ha collaborato alla stesura del catalogo?
Al catalogo hanno collaborato diversi autori ed esperti che, attraverso i loro commenti, analizzano le singole opere sotto un punto di vista storico-musicale, qualitativo e selettivo, specificandone l’origine e la natura. Se si tratta, cioè, di un’opera composta per fini d’intrattenimento e di facile consumo oppure di una qualitativamente elevata.

Siete stati voi a rivolgervi alla rinomata casa editrice musicale G. Henle?
È stata la casa editrice a rivolgersi a noi non appena è venuta a conoscenza del nostro progetto di ricerca, che bene si addice alla loro collana. Personalmente, all’inizio, non pensavo ad un catalogo stampato ma solo ad una sorta di banca dati digitale. Grazie a Dio esistono ancora casi editrici interessate ad edizioni cartacee! Mi auguro che il nostro catalogo stimoli la discussione, in quanto questo genere di ricerche potrebbero essere estese anche ad altri generi musicali. Attualmente esistono solo pochi cataloghi che si concentrano esclusivamente su di un singolo genere.
Sarebbe oltremodo utile lavorare, ad esempio, ad un catalogo sui quartetti d’archi del diciottesimo secolo. Sarebbe certo una ricerca gigantesca. Immaginarsi una bibliografia sulle cantate tedesche del diciottesimo secolo… L’idea di Ludwig Finscher era proprio quella di redigere una bibliografia su un intero genere musicale. Finora esistevano solo quelle dedicate a singoli compositori.


Walter Rauhe
Berlino

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